La leggenda del Messico, Julio Cesar Chavez

Julio Cesar Chavez

Julio Cesar Chavez è acclamato come la leggenda del Messico e uno dei più grandi campioni della boxe di sempre. Con un record 107 vittorie e soltanto 6 sconfitte, è uno dei pochi campioni nella boxe moderna ad aver superato i 100 combattimenti professionali ed è tutt’ora attivo come allenatore a sparring partner.

Julio nasce a Sonora, nel nord del Messico al confine con gli stati uniti, nel 1962 da una famiglia molto povera. Unico maschio di sette fratelli, decide presto di diventare pugile professionista per poter aiutare la famiglia ad affrontare le spese quotidiane. Come molti pugili messicani del periodo inizia con il professionismo molto giovane ed è costretto a sfidare un avversario dietro l’altro per poter aumentare i suoi profitti. Da subito dimostra una potenza fuori dal comune per il gracile peso super piuma che era all’ora e, solo dopo 4 anni di professionismo, si presenta imbattuto al primo incontro per il titolo contro Mario Martinez nel 1984 con un’impressionante fila di 43 vittorie consecutive. L’incontro viene fermato dall’arbitro all’ottava ripresa dando così il primo di sei titoli mondiali a Chavez.

L’anno successivo viene fissato il match contro Roger Mayweather, uno dei super piuma più conosciuti all’epoca, che è accolto dal incredibile calore del pubblico di Las Vegas. Nonostante Roger è considerato uno dei pugili con la migliore difesa della categoria, non sembra riuscire a contrastare la potenza di Chavez. Il messicano riesce ad accorciare le distanze da subito tenendo Mayweather alle corde ed impedendogli i movimenti rapidi e contrattacchi fulminii per i quali era conosciuto. L’americano è sicuramente più veloce del messicano e tira una quantità di pugni molto più elevata, ma Julio non sembra essere impensierito dalla potenza del rivale ed in alcuni momenti sembra non volersi nemmeno coprire invitando il rivale ad attaccare. Sorpredentemente è Chavez a giocare in contrattacco e a prendere Roger con il gancio destro over the top mandandolo al tappeto. Dopo il primo gancio Mayweather non sembra riprendersi e viene mandato al tappeto 4 volte sino a quando Richard Steele ferma l’incontro.

La vittoria con Mayweather lo consacra come il giovane più promettente di tutto il panorama boxistico.

3 anni dopo, quando ormai aveva dominato i pesi super piuma, Chavez decide di passare ai leggeri per sfidare un altro nastro nascente, il Portoricano Edwin Rosario (vedi incontro completo). Julio porterà il titolo a casa dopo 11 terribili round che costringono l’arbitro a fermare l’incontro quando Rosario ha l’occhio sinistro completamente chiuso e sembra essere incosciente per alcuni momenti. In una recente intervista Edwin confesserà che non era mai stato così in forma come per quell’incontro ma che Chavez era veramente imbattibile: “Non ho mai visto nessuno incassare come Chavez e continuare ad attaccare” confesserà più tardi.

L’anno dopo, nell’88, Chavez unifica le cinture dei pesi leggeri e l’anno sucessivo ancora affronta per la seconda volta Roger Mayweather. L’incontro questa volta è più complesso, Roger imposta un eccellente gioco di gambe che gli permette di stare lontano dal destro di Chavez che lo aveva mandato al tappeto 5 volte in 2 round durante il primo incontro. Julio decide quindi di lavorare al corpo che stremano l’avversario così che, alla decima ripresa, Mayweather non risponde alla campana e lascia la vittoria al messicano.

Grazie a questo incontro, Julio Cesar Chavez è consacrato il migliore peso leggero degli anni 80, ma c’era un nuovo fenomeno che faceva parlare di sé, si tratta di Meldrick Taylor, riconosciuto come uno dei pugili più veloci della storia della boxe. Chavez decide così di salire di categoria per sfidarlo. Il primo dei due incontri con Taylor verrà eletto “fight of the year” e “fight of the decade” da The Ring magazine (vedi l’intero incontro in questo link).

Dopo la vittoria che lo consacra migliore pound for pound, Julio Chavez rimane nei super leggeri combattendo mediamente 5 incontri all’anno.

Nel 1992 incontra Hector Camacho, pugile portoricano con uno stile poco ortodosso ed elegante, che pugilisticamente rappresenta l’antitesi di Chavez. Anche Camacho non sembra abbastanza veloce da riuscire a portare l’incontro al centro del ring e a mantenersi a distanza da Julio. L’incontro finisce con una ineluttabile decisione unanime per il messicano.

Dopo 18 vittoriose difese del titolo super leggero, Julio Cesar Chavez decide di salire categoria ancora per provare ad essere il primo messicano a vincere il titolo mondiale in 4 categorie di peso differenti, così che nel 93 affronta Pernell Whitaker. Chavez aveva dichiarato più volte di voler affrontare l’americano apostrofandolo come “noioso” e “è tutto quello che i fan della boxe non vogliono vedere”. L’incontro si conclude con un pareggio così che il titolo della WBC rimane in mano a Whitaker. La decisione dei giudici viene molto discussa addirittura dagli stessi magazine americani, Chavez si sente rubato e dichiarerà più tardi che Whitaker ha fatto di tutto per evitare il controfronto, legando in continuazione e colpendolo più volte sotto la cintura.

Dopo la controversa decisione di Whitaker, Julio Chavez scende ancora a lottare nei super leggeri, la sua categoria naturale. Un giovane Americano di origini messicane si è nel frattempo fatto strada tra i professionisti dopo una brillante carriera amatoriale culminata con la medaglia d’oro alle olimpiadi: Oscar De la Hoya. Chavez e De la Hoya si sfidano nel giugno del 1996 quando il messicano si presenta con l’impressionante record di 96 vittorie, una sconfitta ed un pareggio. L’incontro viene fermato al 4 round per le ferite riportate da Chavez che non gli permettono di vedere. Si verrà a scoprire qualche anno dopo che 4 giorni prima dell’incontro Julio Cesar era stato tagliato da una testa in allenamento e, per non rimandare l’incontro ed evitare di pagare le relative penali, il suo team aveva deciso di nascondere l’accaduto e truccare il taglio in modo che non si vedesse. Il trucco doveva essere fatto molto bene visto che anche il medico della federazione atletica nell’ispezione prima dell’incontro non si accorse di nulla.

Dopo la sconfitta con De la Hoya inizieranno degli anni bui per il campione messicano segnati da alcoholismo e uso di cocaina che lo porteranno a tentare il suicidio. Chavez continuerà a combattere sino all’età di 38 anni ma non troverà mai più quella forma che lo aveva contraddistinto negli incontri con Taylor o Camacho.

Chavez detiene tutt’ora il record di maggiori incontri di difesa del titolo mondiale (27) e più incontri per il titolo (37). E’ suo anche il record di spettatori per un incontro di pugilato, con 137000, stabilito nello stadio Atzeca a città del Messico.

E’ oggi un brillante commentatore del canale di Boxe messicano, Box Azteca, e padre di 2 convincenti realtà pugilistiche, Omar e Julio Cesar Junior.